Domenica 26 Giugno 2022, ore 22:04
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Sigillo con lo stemma del Messico del XIX sec
Sigillo in oro e agata creato da Fabergè, San Pietroburgo XIX sec
Realizzato sfruttando la diramazione di un corno cervino (?) è la raffigurazione di Shou, il Dio vegliardo che cammina appoggiandosi a un bastone nodoso e tenendo in mano la pesca dell'immortalità.
Matrice con impugnatura a forma di mano che afferra un sigillo a due tipari con piccoli controsigilli
Historie naturelle, Svizzera 1830 circa. Elemento in oro 18 K
Sigillo-gioiello. XIX secolo, in oro basso titolo e argento con smeraldo superiore contornato da una faccia in smalti e perline pendenti. Nella matrice ovale è inciso un monogramma EM dentro un cuore.
Nel linguaggio corrente il termine "sigillo" indica sia la matrice, cioè l'oggetto (in pietra, metallo, legno od altro) che reca inciso in negativo il simbolo da riprodurre sia l'impronta, ovvero lo stampo in positivo ottenuto applicando il negativo su sostanza morbide (argilla, cer, ceralacca) o tramite inchiostratura. Attraverso l'esposizione di oltre millecinquecentro esemplari originali, il Museo del Sigillo della Spezia ha lo scopo di tracciare lo sviluppo delle matrici e delle impronte nella storia della civiltà.
Ospitato nella Palazzina delle Arti "Lucio Rosaia", costruzione neogotica che si affaccia sull'antica via del Prione, il Museo è nato nell'anno 2000 a seguito della donazione, da parte deli coniugi Lilian ed Euro Capellini, della più completa collezione sfragistica che mai sia stata riunita.
Il percorso espositivo, basato sulla scansione cronologica e geografica si apre con la presentazione deli numerosi reperti provenienti dall'area compresa tra Anatolia e Iran dove comparvero le prime matrici, utilizzate come contrassegno, databili alla fine del IV milennio avanti Cristo. Questi antichissimi strumenti destinati alla marchiatura permettono di introdurre il visitatore all'uso delle matrici-amuleto nell'Egitto faraonico e di giungere agli anelli sigillari romani di età imperiale, dai castoni in corniola o pasta vitrea elaborati dall'antica glittica, affiancati da esemplari di epoca medievale e rinascimentale tra i quali spicca quello appartenuto all'umanista forlivese Flavio Biondo.
Il periodo di maggior uso e splendore del sigillo è senza dubbio quello compreso tra i secoli XVIII e XIX. La sezione della collezione Capellini dedicata alle produzioni dal Settecento al periodo Libery presenta esemplari in argento, bronzo, avorio, tartaruga, pietre dure, conchiglia, porcellana e i cosidetti "sigilli preziosi", cioè libere elaborazioni o applicazioni della funzione di matrice su oggetti nati per altri usi (bastoni, martelli, fiale di profumo, cavatappi...).
Chiudono la visita alla prima sala le matici dalle impugnature metalliche decorate da figure allegoriche, da ritratti di personaggi storici e accattivanti statuette quasi tutte firmate dai grandi nomi della bronzistica d'oltralpe tra i quali Joseph Bosio detto "il Canova francese".
La seconda sala, intitolata a Lilina Capellini, presenta i sigilli-gioiello in oro e pietre preziose e soprattutto i pezzi elaborati da Fabergé, l'orefice degli Zar. Di particolare interesse storico sono la piccolamatrice in forma di fungo realizzata per il granduca Alexander Mikhailovich e un sigillo donato dalla regina Vittorioa al nipote Albert di Prussia.
Nel terzo ed ultimo ambiente è stata allestita la ricchissima sezione di sigilli provenienti dall'Oriente. L'arco di tempo compreso tra il IV secolo a.C. e l'età contemporanea è testimoniato dalle piccole matrici arcaiche, in bronzo, avorio, cristallo, argento, porcellana, corno e pietra.
Vanto della colezione sono i sigili cinesi elaborati dai maggiori calligrafi e pittori dei secoli XIX e XX e l'esemplare in giada, già facente parte della raccolta di proprietà della contessa Bismarck.